IL FILO DI ARIANNA di TRIPLAG..il filo per non perdersi nella realtà


Pronto presidente Bush?
Lunedì, Dicembre 10, 2007, 6:02 pm
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WASHINGTON – Nella muraglia di paura che circonda la fortezza Bush, s’intrufola un ragazzino islandese di 16 anni con troppa noia da vincere nella lunga notte dell’Artico, armato di un telefono e di un computer. S’impadronisce del numero diretto del Presidente Americano, finge di essere il primo ministro islandese e dopo aver risposto con successo a tutte le domande di controllo viene premiato con l’irruzione della polizia islandese mobilitata dal servizio segreto americano nella casa del suo villaggio. “Che avevo fatto di male, volevo soltanto parlare con Bush?”, si giustifica ora, ma non è la telefonata, è il numero, che dovrebbe essere riservato a segreterie di capi di Stato e a persone di famiglia, ad avere scatenato la paranoia della Casa Bianca.

Quella degli scherzi telefonici alle “alte personalità” è una storia ricca e spassosa, anche se le vittime e i loro gorilla non vi trovano molto da ridere. Nel 2003, due dj di Miami telefonarono al Presidente venezuelano Chavez riuscendo a ottenere dal suo staff il numero segreto diretto di Fidel Castro e poi chiamarono Castro fingendosi Chavez.

George il Vecchio rispose nel 1990 a una chiamata urgente da Teheran, nei mesi di preparazione alla prima guerra nel Golfo, soltanto per scoprire che si trattava di uno scherzo e un altro dj, questo di Montreal, nel Canada francofono, condusse una conversazione con il presidente francese Jacques Chirac in diretta, convinto di parlare con il primo ministro Chrétien.



Nome nuovo: ma anche vita nuova?
Lunedì, Dicembre 10, 2007, 5:52 pm
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dalla repubblica.it 

La mossa segreta di Gianfranco
via An, ecco “Alleanza per l’Italia”

Il presidente di An Gianfranco Fini con Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri


ROMA
- Da Alleanza nazionale ad Alleanza per l’Italia. Potrebbe essere questo il futuro di via della Scrofa. “Se si deve uscire dal bipolarismo, se si entra in una nuova fase politica, il partito che per 13 anni è stato strutturato in un certo modo dovrà strutturarsi in modo diverso”. Gianfranco Fini butta lì frase, alla fine della replica all’assemblea nazionale di An, e pochi in sala – tranne la cerchia stretta dei colonnelli – colgono l’importanza dell’annuncio. Perché quello che ha in mente il leader della destra è un vero superamento di An, che nella sua fase finale dovrebbe comportare anche il cambio del nome.

Il lancio del progetto è previsto per l’inizio di febbraio in occasione della “conferenza di progetto” che An sta organizzando a Milano. Il nome, anche quello è già stato definito, sarà appunto: “Alleanza per l’Italia”. L’operazione, è chiaro, è strettamente legata all’evoluzione del quadro politico e presuppone una legge elettorale proporzionale che esalti le identità dei partiti. Fini sprona dunque An a non restare seduta mentre “tutto là fuori è in movimento: dobbiamo andare avanti per la nostra strada, verso una destra che non si chiude nel suo fortilizio ma si apre nello spirito migliore di Fiuggi. Perché non rispondere alla provocazione di Berlusconi con una provocazione uguale e contraria? Lo vogliamo fare e siamo capaci di farlo”.

“Noi siamo in prossimità di un bivio”, confida Italo Bocchino appoggiato a una colonna dell’hotel Ergife, “perché se cade Prodi domani e si va a votare con questa legge elettorale, non c’è altra scelta che sedersi al tavolo con Berlusconi e rifare la Cdl. Altrimenti l’Alleanza per l’Italia sarà il contenitore per aprire An a mondi diversi dal nostro”. Un cammino che presuppone una interlocuzione forte anche con quei “mondi”, da Pezzotta a Montezemolo, che sono in marcia verso la politica.


In questo disegno c’è il rammarico di Fini per il fallimento della stagione aperta con il Patto per l’Italia, quando sembrava che una parte del mondo del lavoro e delle imprese avesse iniziato a fidarsi del centrodestra. Ma c’è anche la consapevolezza di “poter aspirare a un 35% di elettorato potenziale”, come dicono i sondaggi i via della Scrofa. Su questa strada c’è un partito che vuole diventare “il garante del lavoro e della giustizia sociale”, contro il liberismo di Forza Italia. Un partito che vuole tornare ad alzare “la bandiera della legalità”, perché “i problemi dei palazzi di giustizia – sostiene Fini – vengono prima della separazione delle carriere”.

Persino Ignazio La Russa, che dentro An è uno di quelli che più si spende per ricucire con Berlusconi, in fondo pensa che l’idea sia percorribile. Certo, La Russa la declina a modo suo e in una pausa dei lavori del parlamentino di An fa “l’esegesi” del pensiero del leader: “Fini non esclude in futuro una federazione tra il Pdl, l’Alleanza per l’Italia e la Cosa bianca di Casini. Non è più la Cdl? Vorrà dire che la chiameremo il Castello delle libertà”. Alleanza per l’Italia, sorride comunque sibillino, “sarebbe un bel nome se An dovesse cambiare nome”.

In questo sforzo di immaginare il partito di domani, a fare da avanguardia è la fondazione Farefuturo, che prefigura quella “apertura” verso gli esterni che Fini vorrebbe dare ad An. L’animatore del think-tank, Adolfo Urso, è entusiasta dell’operazione e ne illumina il retroterra politico: “A sinistra hanno fatto il Pd e la Cosa rossa, Berlusconi ha lanciato il Pdl e solo Fini dovrebbe restare fermo?”. Nella testa del “liberal” Urso, “Alleanza per l’Italia sarà una destra capace di spiegare ai taxisti che 500 licenze in più possono essere una necessità, che può dire ai lavoratori dell’Alitalia che può essere obbligatoria una ristrutturazione anche dolorosa. Come ha fatto Sarkozy con gli insegnanti francesi”.

Alleanza per l’Italia si forgerà nella “competition” con il Partito delle libertà e ieri se n’è avuto un primo assaggio. Raccontano della “freddezza” di Berlusconi di fronte all’attacco di Fini. Uno scontro che potrebbe avere conseguenze anche sull’ingresso di An nel Ppe, visto che giovedì il Cavaliere sarà a Bruxelles alla riunione con gli altri leader della famiglia popolare. “È chiaro – ha detto ieri ai suoi, ricordando il precedente dell’ingresso degli ex comunisti nel Pse – che con Fini non farò l’errore che Craxi fece con Occhetto”.

Il Cavaliere è convinto che “Fini si è messo in testa di fare il leader dei moderati mentre io dovrei andare a Palazzo Chigi, ma se continua ad attaccarmi così non otterrà nulla”. Anche sulla riforma elettorale le minacce ostruzionistiche del leader di An suscitano dentro Forza Italia una evidente irritazione. “Fini – osserva Gaetano Quagliariello, uno dei tessitori della riforma – pensa di bloccare il dialogo con Veltroni con la minaccia del referendum. Ma non capisce che il Vassallum lo possiamo approvare anche dopo il referendum. Anzi, a quel punto lo faremo più bipartitico di adesso”.



Verzaschi dell’Udeur, ex FI, indagato per tangenti
Lunedì, Dicembre 10, 2007, 5:46 pm
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AGGIORNAMENTO 13.12.2007:

LE DICHIARAZIONI DI VERZASCHI:

Appalti Asl, Verzaschi: «Contro di me accuse
solo da chi si vuole vendicare»

ROMA (13 dicembre) – «Le accuse contestate provengono da persone che, non avendo avuto alcun aiuto da parte mia, si sono volute vendicare». Così ha negato tutte le accuse contestate Marco Verzaschi, ex assessore regionale, che si è visto recapitare un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari lunedì scorso nell’ambito dell’inchiesta sui presunti illeciti ai danni della sanità regionale. L’interrogatorio di garanzia, durato circa due ore, si è svolto nel carcere di Regina Coeli alla presenza del gip Luisanna Figliolia e dei procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Giovanni Bombardieri.

Verzaschi, assistito dall’avvocato Fabrizio Lemme, ha negato tutto. Il politico, a quanto si è appreso, ha affermato di non aver mai ricevuto 200mila euro ricevuti da Anna Giuseppina Iannuzzi per l’accreditamento di 188 posti letto nel centro Romano San Michele, né di aver avuto 200mila da Renato Mongillo, ex titolare della Security Service, perché non ci fossero intoppi in sede distipula del contratto per aggiudicazione sicurezza e la vigilanza nell’ospedale San Giovanni.

«Se erogazioni ci sono state è stato solo per scopi benefici – ha detto l’avvocato Lemme – Nulla di illecito è attribuibile al mio assistito. Mi ritengo pienamente soddisfatto dell’interrogatorio. Verzaschi ha risposto con sicurezza e tranquillità». Prossima tappa sarà l’udienza davanti al Riesame che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di revoca della misura cautelare chiesta dall’avvocato Lemme. La data più probabile è quella del 21 dicembre.
 

dalla repubblica.it 

Roma, l’ex sottosegretario Verzaschi
agli arresti domiciliari per tangenti

<B>Roma, l'ex sottosegretario Verzaschi<br>agli arresti domiciliari per tangenti</B>Marco Verzaschi

ROMA – L’ex sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi è agli arresti domiciliari in relazione a un’inchiesta della procura di Roma che lo vede coinvolto nella sua qualità di ex assessore regionale alla sanità. L’esponente dell’Udeur, dimissosi qualche giorno fa dall’incarico al ministero, è accusato di corruzione e concussione.

La vicenda, in cui sono indagati diversi manager e politici, riguarda presunte tangenti pagate dalla manager Anna Iannuzzi, soprannominata Lady Asl. Nei giorni scorsi Verzaschi, 48 anni, si era dimesso da sottosegretario alla Difesa e da segretario regionale per il Lazio dell’Udeur. Una decisione presa, aveva detto, per motivi “strettamente personali”.

Nel ‘95 Verzaschi era stato eletto per la prima volta nel Consiglio della Regione Lazio, incarico rinnovato nel 2000 e nel 2005. Dal 2000 al 2003 ha ricoperto l’incarico di assessore regionale all’Ambiente e Protezione Civile, assumendo, successivamente, e fino al 2005, la responsabilità di assessore regionale alla Sanità. Lo stesso anno Verzaschi aveva lasciato la Cdl per passare all’Udeur di Clemente Mastella. Il 19 maggio 2006 era stato nominato sottosegretario alla Difesa.