IL FILO DI ARIANNA di TRIPLAG..il filo per non perdersi nella realtà


*Volevamo essere le P2: piduisti ancora in circolazione..
Venerdì, Dicembre 14, 2007, 12:30 pm
Archiviato in: politica
Le pagine gialle della P2
  di Marco Travaglio
   tratto da “Avvenimenti” dell’ 08.04.2005
Ovvero, cosa fanno adesso? - Berlusconi Silvio (tessera n.1816): … - Cicchitto Fabrizio (tessera n.2232): deputato e vicecoordinatore nazionale di Forza Italia, nonchè editorialista de Il Giornale. - Ciuni Roberto (tessera n.2101): collaboratore de Il Giornale e Panorama. - Costanzo Maurizio (tessera n.1819): conduttore di Buona Domenica e de Il diario su Canale 5 nonché consulente per La 7. - Croce Giuseppe (tessera n. 2071): Giudice per le Indagini Preliminari a Roma. - De Carolis Massimo (tessera n.1815): avvocato, amico di Siniscalco, attuale esponente di Forza Italia. - Donelli Massimo (tessera n. 2207): attuale direttore di TV Sorrisi e Canzoni (Gruppo Mediaset).- Fiori Publio (tessera n. 1878): deputato di AN e attuale vicepresidente della Camera. - Gervaso Roberto (tessera n. 1813) : ha una rubrica fissa su Rete 4 (Peste e corna) e sul Messaggero.- Manca Enrico (tessera n. 2148):  dirige l’associazione “Pol-Is” per il “rinnovamento della politica e della democrazia”. Attualmente nelle file della Margherita. - Martino Antonio (aveva presentato domanda scritta di affiliazione, non fecero in tempo ad approvare il suo ingresso nella P2): attuale Ministro della Difesa. - Memmo Roberto (tessera n. 1651): avvocato e finanziere dirige la “Fondazione Memmo per l’arte e la cultura”. - Mosca Paolo (tessera n.2100): oggi direttore del rotocalco Vip e titolare di rubrica fissa quotidiana su Unomattina, in Rai. - Nebiolo Gino (tessera n. 2097): attuale giornalista del Foglio di Ferrara e del Giornale di Sicilia.- Picchioni Rolando (tessera n.2095): attuale segretario della Fondazione del Libro di Torino (ente organizzatore del Salone del Libro) e direttore esecutivo del World Political Forum. Viene dato come candidato alla poltrona di assessore alla cultura nella nuova giunta regionale piemontese. - Rizzoli Angelo (tessera n. E.19.77): attuale produttore di cinema/ tv per Rai e Mediaset. - Savoia Vittorio Emanuele (tessera n. 1621): mediatore d’affari. - Selva Gustavo (tessera n.1814): deputato di An, attuale presidente della Commissione Esteri.

- Sensini Alberto (piduista “interruptus”, come Antonio Martino): giornalista del Gazzettino.

- Trifone Trecca Fabrizio (tessera n. 1748): titolare di rubrica fissa di medicina “Vivere bene” su Rete 4. - Valori Giancarlo Elia (fascicolo n. 0283, espulso dallo stesso Gelli): Presidente della Società Italiana Autostrade e del consorzio di telefonia “Blu” e attuale Presidente dell’Unione Industriale di Roma.

 


3 Commenti finora
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metti qualcosa di semplice e comprensibile pure sulla storia delle P2 va’ :)

Commento di Miriam

ECCO COSA SONO LE P2…il testo è molto lungo, ma merita di essere letto con attenzione..

P2
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
La loggia massonica Propaganda Due, più nota come P2, già appartenente al Grande Oriente d’Italia dedicata a reclutare nuovi adepti alla causa massonica con fini di sovversione dell’assetto socio-politico-istituzionale; è stata una loggia “coperta”, cioè segreta, e questa circostanza, insieme alla caratteristica di riunire – appunto in segreto – circa mille personalità di primo piano, principalmente della politica e dell’Amministrazione dello Stato italiano, suscitò uno dei più gravi scandali della storia della Repubblica.
La complessità e la vastità delle implicazioni del “caso P2″ fu tale che ne scaturirono leggi speciali che limitarono il diritto costituzionale di associazione e che misero in discussione la stessa legittimità della massoneria in Italia.
Origini [modifica]
La loggia Propaganda, così si chiamava in origine, fu istituita nel 1877 dal Gran maestro Giuseppe Mazzoni, ma fu Adriano Lemmi (Gran maestro dal 1885 al 1895) a darne prestigio, riunendo al suo interno deputati, senatori e banchieri del Regno di Italia.
Nel 1893 scoppiò lo scandalo della Banca romana che mise alla luce gravi irregolarità amministrative commesse da numerosi banchieri italiani, molti dei quali legati alla loggia Propaganda. In conseguenza a questo scandalo venne ridimensionata e marginalizzata. Dalla Prima guerra mondiale la massoneria italiana sosterrà il fascismo, pur disapprovando lo squadrismo, almeno fino al febbraio 1923, quando il Gran Consiglio del Fascismo dichiarerà l’incompatibilità tra fascismo e massoneria.
Due anni dopo le leggi fasciste aboliranno la libertà di stampa e di associazione, costringendo il Gran maestro della loggia Propaganda Domizio Torrigiani a firmare il decreto di scioglimento. La Liberazione sancì la rinascita della loggia Propaganda, seppur con qualche cambiamento: prese il nome “Propaganda 2″ per ragioni di numerazione delle logge italiane imposte dal Grande Oriente d’Italia e venne riorganizzata sotto l’influenza della massoneria americana.
La relazione della Commissione parlamentare P2, firmata da Tina Anselmi, mette in luce la persona che mise in stretto legame la massoneria italiana e americana: il reverendo Frank Gigliotti, già agente della sezione italiana dell’OSS, in seguito agente CIA e responsabile, tra gli altri, della riorganizzazione della mafia in Italia. [1]
La P2 e Licio Gelli
Nel 1969 fu chiesto all’allora sconosciuto Licio Gelli (entrato nella massoneria solo nel 1965) di operare per la unificazione delle varie comunità massoniche, secondo l’indirizzo ecumenico proprio della gran maestranza di Gamberini, che operava sia per la riunificazione con la comunione di Piazza del Gesù, sia per far cadere le preclusioni esistenti con il mondo cattolico (dal testo della commissione Anselmi) e un anno dopo Lino Salvini (succeduto da poco a Giordano Gamberini come Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia) gli delegava la gestione della Loggia P2, conferendogli altresì la facoltà di iniziare nuovi iscritti (funzione che tradizionalmente fino ad allora era prerogativa solo del Gran Maestro e dei Maestri Venerabili o di chi aveva in passato ricoperto tali cariche). Durante l’ultimo periodo alla guida del GOI Gamberini fece entrare nell’ordine numerosi militari, che gli furono segnalati da Gelli.
Gelli era un piccolo imprenditore toscano con un passato in cui si era schierato alternativamente sia col fascismo (tanto da andare a combattere come volontario nella Guerra civile spagnola e da essere poi agente di collegamento con i nazisti durante l’occupazione della Jugoslavia) sia con l’antifascismo (in particolare organizzò la fuga dei partigiani dal carcere delle Ville Sbertoli in collaborazione col partigiano Silvano Fedi), attivo negli ambienti dei servizi segreti e del quale si è detto che fosse vicino alla CIA e ad ambienti conservatori statunitensi e sudamericani. Circa i contatti di Gelli e le sue asserite amicizie, egli stesso, del resto, vantava profonde aderenze presso la “corte” del generale argentino Juan Domingo Perón; questa asserita prossimità pare quantomeno non smentita da una famosa fotografia che lo ritrae alla Casa Rosada insieme al presidente ed a Giulio Andreotti.
Per ragioni sconosciute la carriera di Licio Gelli all’interno della loggia P2 fu rapidissima. Gelli, una volta preso il potere al vertice della Loggia, la trasformò in un punto di raccolta di imprenditori e funzionari statali di ogni livello (fra quelli alti), con una particolare predilezione per gli ambienti militari.
Nel 1970 Licio Gelli e la P2 presero parte al Golpe Borghese, come descritto nel dossier del SID consegnato incompleto da Andreotti nel 1974 alla magistratura romana (erano state omesse alcune parti e riferimenti perché, a detta di Andreotti, avrebbero causato un terremoto politico per via dei nomi implicati). Tale dossier venne reso pubblico nella versione integrale solo nel 1991; le parti cancellate includevano il nome di Giovanni Torrisi, successivamente Capo di Stato Maggiore della Difesa tra il 1980 e il 1981, e i nomi e la compartecipazione della P2 e di Licio Gelli. Quest’ultimo si sarebbe dovuto occupare nientemeno che del rapimento dell’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.
Il 19 giugno del 1971 Salvini pose di fatto Gelli a capo della loggia P2, inizialmente con la nomina a “segretario organizzativo”. Sempre nel 1971 Salvini decise la fondazione di un’altra loggia coperta, la loggia P1, che doveva essere più elitaria e selettiva della loggia P2 e limitata a persone che fossero impiegate nella gestione dello stato, in cui Gelli dopo poco tempo ricoprirà il ruolo di Primo Sorvegliante.
Nel 1973, come nei progetti del precedente Gran Maestro Gamberini, si riunificarono le due famiglie massoniche di “Piazza Giustiniani” e quella di “Piazza del Gesù” (quest’ultima nata da una scissione negli anni 60 avvenuta nella Serenissima Gran Loggia d’Italia), guidata da Francesco Bellantonio, un ex funzionario dell’ENI e parente di Michele Sindona. Come conseguenza di questa riunificazione (che ebbe vita breve, solo 2 anni) la loggia Giustizia e Libertà, loggia “coperta” e quindi anch’essa segreta facente parte del gruppo massonico di “Piazza del Gesù”, che contava tra i suoi iscritti politici di tutti gli schieramenti, militari, banchieri (per un breve periodo ne avevano fatto parte personaggi legati al Piano Solo, come il generale Giovanni De Lorenzo e il senatore Cesare Merzagora e risultava iscritto anche Enrico Cuccia), vide molti dei suoi iscritti passare alla P2.
La commissione parlamentare scoprì nelle sue indagini e tramite le dichiarazioni rese da diversi massoni che negli anni vi furono diversi tentativi di ridurre il potere di Gelli all’interno della massoneria, tutti senza esito.
Nel Dicembre 1974, al culmine della strategia della tensione diversi magistrati iniziarono ad occuparsi del “gruppo di Gelli”. I Maestri Venerabili riuniti nella Gran Loggia di Napoli decretano lo scioglimento della Loggia P2, ma la decisione rimarrà quasi senza conseguenze. In base ai documenti esaminati dalla commissione Anselmi, il gran Maestro Salvini confiderà in questo periodo ad un confratello di essere stato informato da Gelli sull’eventualità di possibili soluzioni politiche di tipo autoritario. Come conseguenza della votazione dell’anno precedente si avranno forti contrasti tra Gelli e Salvini e il primo nel Marzo 1975, in occasione di un assemblea, produsse prove (secondo alcune ricostruzioni giornalistiche falsi creati appositamente) su presunti reati finanziari compiuti dal gran maestro, ritirando successivamente le accuse; a seguito di questo e con la mediazione di Gamberini il 12 maggio 1975 venne ricostituita una Loggia P2, ufficialmente non “coperta” e con poche decine di affiliati noti che però non dovranno risultare tra gli iscritti del GOI, con Gelli come Maestro Venerabile e che verrà sciolta, su richiesta dello stesso, poco più di un anno dopo, il 26 luglio 1976, anche per la pressione dei media di sinistra e della magistratura (e grazie ad informazioni fatte filtrare dal gruppo dei “massoni democratici” che si opponeva a Gelli all’interno del GOI). Sempre in quel periodo erano divenute sempre più frequenti campagne stampa e indagini che accusavano la loggia e la massoneria di essere legate ad avvenimenti criminali, quali i sequestri di persona, e di avere rapporti con ambienti di estrema destra legati all’eversione nera.
Ufficialmente per il GOI la Loggia P2 era ormai sospesa, ma in pratica questa continuava ad esistere come gruppo gestito direttamente da Gelli, mantenendo comunque rapporti (documentati dalla commissione) con Salvini, Gamberini (che dopo il 1976, nella sua veste di ex Gran Maestro, continuò a celebrare molte iniziazioni per conto della Loggia P2) e gli altri vertici della massoneria.
La commissione Anselmi nella sua relazione parlò a proposito dei rapporti tra Gelli e la massoneria di ‘rapporti non chiari di reciproca dipendenza, se non di ricatto, che egli instaurò con i Gran Maestri e con i loro collaboratori diretti’ e specificando che:
In questo periodo (1976-1981) la P2 ebbe la massima espansione ed influenza e cominciò ad operare anche all’estero (pare riconosciuto che abbia tentato proselitismo in Uruguay, Brasile, Venezuela, Argentina e in Romania, paesi nei quali avrebbe, secondo alcuni, tentato di influire sulle rispettive situazioni politiche).
Secondo la commissione d’inchiesta la Loggia P2, e Gelli stesso, goderono di una sorta di cordone sanitario informativo posto dai Servizi a tutela ed a salvaguardia del Gelli e di quanto lo riguarda, partendo dal 1950 (in cui venne segnalato ai servizi il rapporto “Cominform”, a cui però non seguirono indagini), che permisero al gruppo di agire indisturbatamente, arrivando alla conclusione che Gelli stesso facesse parte dei servizi segreti:
Secondo la commissione Anselmi, Licio Gelli avrebbe mantenuto fino al primo dopoguerra un atteggiamento ambiguo, che gli avrebbe permesso di legarsi a chiunque avesse avuto le redini del potere in Italia dopo la guerra (fossero i nazifascisti, fossero gli Alleati e i loro gruppi politici di riferimento o fossero i comunisti filo sovietici) e il rapporto “Cominform”, che lo denunciava come spia dormiente dei servizi segreti dell’Est (probabilmente posizione frutto di accordi durante questo periodo ambiguo), su cui i servizi non indagarono, sarebbe divenuto una garanzia sulla sua fedeltà che i servizi avrebbero potuto eventualmente usare, denunciandolo come spia filo sovietica e distruggendo quindi la sua figura fortemente anti-comunista che era venuta a crearsi nel tempo.
Circa le motivazioni per le quali personaggi tanto affermati avrebbero aderito alla P2, secondo taluni l’abilità di Licio Gelli sarebbe consistita nel sollecitare il diffuso desiderio di mantenere ed accrescere il proprio potere personale; a costoro, l’iscrizione alla loggia sarebbe apparsa di estrema opportunità per raggiungere posizioni di potere di primaria importanza, anche eventualmente partecipando ad azioni coordinate al fine di assicurarsi il controllo sia pure indiretto del governo e di numerose alte istituzioni pubbliche e private italiane.
Secondo altre interpretazioni, la loggia altro non sarebbe stata che un punto di raccordo fra diverse spinte che già prima andavano organizzandosi per influire sugli andamenti politici dello Stato.
Non va dimenticato che proprio in quegli anni montava la strategia della tensione e che da molte parti della società si auspicava una svolta politica di impronta decisa, capace di sopperire alla perniciosa inefficienza sociale, economica e pratica dell’impianto statale.
A posteriori, la Commissione parlamentare d’inchiesta ricostruì che verso la fine degli anni settanta il rapporto fra Gelli ed i suoi amici-alleati statunitensi e dei servizi segreti si sarebbe incrinato, e sarebbero cominciate a circolare sollecitazioni a farsi da parte, inoltrate anche nella suggestiva forma di fornire al giornalista scandalistico Mino Pecorelli (poi assassinato) il famoso rapporto “Cominform” perché lo pubblicasse ed avanzasse così il sospetto che Gelli agisse per qualche servizio segreto di paesi comunisti.
Gelli reagì rilasciando un’imprevista intervista, nella quale qualcuno suppose che abbia inviato messaggi in codice, ma sembra accertato che, poco dopo, un uomo di fiducia di Michele Sindona abbia fornito ai giudici di Milano elementi sufficienti per interessarsi del capo della loggia.
Il 31 ottobre 1981, sette mesi dopo il rinvenimento delle famose liste e dello scandalo seguente, la corte centrale del Grande Oriente d’Italia presieduta dal nuovo Gran Maestro Armando Corona, espulse Gelli dal consesso massonico. Per il Grande Oriente d’Italia la “Loggia di Propaganda 2″ aveva sospeso ufficialmente la propria attività all’interno del GOI stesso già nel 1976 e pertanto non poteva essere sciolta essendo già sospesa. Ciò significa che la P2 di Gelli dal 1976 non agiva più all’interno del consesso massonico, ma autonomamente.
La scoperta della lista e del programma [modifica]
Il 17 marzo 1981 i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di una inchiesta sul presunto rapimento dell’avvocato e uomo d’affari siciliano Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli ad Arezzo, “Villa Wanda”, e la fabbrica di sua proprietà (la “Giole” a Castiglion Fibocchi presso Arezzo – divisione giovane di “Lebole”); l’operazione fu eseguita dalla sezione del colonnello Bianchi della Guardia di Finanza, che scoprì fra gli archivi della “Giole” una lista di 953 iscritti alla loggia P2, fra i quali il comandante generale dello stesso corpo, Orazio Giannini (tessera n. 832). Lo stesso Michele Sindona comparve nella lista degli iscritti alla P2, confermando le intuizioni dei giudici istruttori.
Il colonnello Bianchi resistette a vari tentativi di intimidazioni, pubblicando la lista, in quanto erano ancora al potere gran parte delle persone che ivi erano citate.
Licio Gelli, per il quale la magistratura spiccò un ordine di cattura il 22 maggio 1981 per violazione dell’art. 257 del codice penale (spionaggio politico o militare, si riteneva che Gelli possedesse copie di alcuni dossier riservati del SIFAR e di altri servizi segreti), si recò per un periodo in Uruguay.
La commissione parlamentare Anselmi, creata il 9 dicembre 1981, ritenne che la P2 fosse strutturata come due piramidi sovrapposte con i 972 nomi della lista appartenenti alla piramide in basso, Gelli come punto di congiunzione tra le due piramidi e un piramide superiore composta da nomi che figuravano su un’altra lista composta da personaggi che trasmettevano gli ordini alla piramide inferiore. A detta di alcuni giornalisti, tale lista sarebbe stata portata da Gelli a Montevideo.
Secondo il procuratore di Roma del periodo, gli iscritti delle due liste dovevano essere complessivamente 2000 e in un’intervista rilasciata da Gelli al settimanale L’espresso del 10 luglio 1976 questi affermò che gli iscritti alla Loggia P2 erano allora 2400 (secondo la commissione parlamentare che ebbe modo di leggere alcune corrispondenze tra Gelli e i capigruppo della loggia, intorno al 1979 vi fu una revisione generale degli elenchi degli iscritti, per cui le persone iscritte dopo quella data potevano effettivamente essere in numero minore). Comunque sia una buona metà dei nomi mancherebbe ancora all’appello ed anche diversi appartenenti alla massoneria ascoltati dalla suddetta commissione affermarono che la lista era veritiera ma incompleta.
Fu immediatamente intuito che i documenti sequestrati testimoniavano dell’esistenza di un’organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia: il “piano di rinascita democratica”, un elaborato a mezza via fra un manifesto ed uno studio di fattibilità sequestrato qualche mese dopo alla figlia di Gelli, conteneva una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l’avvio di opere di selezionato proselitismo e, opportunamente, anche un preventivo dei costi per l’acquisizione delle funzioni vitali del potere: La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo.
A chiare lettere si indicavano come fini primari (il termine “obiettivi” è usato in quel testo in senso militare, per “bersagli” di blandizie) il riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un’impostazione selettiva (forse classista) dei percorsi sociali, insomma – secondo molti – una svolta autoritaria.
Ma i dettagli del programma non erano di minor interesse. Se da un lato si propugnava la “abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attuasse i precetti della Costituzione)”, giustificata dalla carenza di tecnici in tempi di disoccupazione intellettuale, dall’altro lato occorreva “ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive”, sempre che la magistratura volesse decidersi a condannarli.
Portare il Consiglio Superiore della Magistratura sotto il controllo dell’esecutivo, separare le carriere dei magistrati, rompere l’unità sindacale e abolire il monopolio della Rai erano solo alcuni dei punti del progetto.
Le persone “da reclutare” nei partiti, dal canto loro, dovevano ottenere addirittura il “predominio” (testuale) sulle proprie organizzazioni (nel piano vengono indicati “per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli” ), mentre i giornalisti “reclutati”, avrebbero dovuto “simpatizzare” per gli uomini segnalati dalla “loggia”. Non si sa se questa parte del piano fosse già stata attuata o meno, una parte dei politici indicati ebbero poi ruoli di primo piano nei loro partiti e nel governo. Importante però segnalare che questi nomi erano considerati solo “da reclutare”, ma non si sa se furono mai contattati a tale scopo da Gelli.
La lista [modifica]
Una volta resa pubblica (il 21 maggio 1981), divenne presto memorabile. Tra i 932 iscritti, spiccavano i nomi di 44 parlamentari, 3 ministri dell’allora governo, un segretario di partito, 12 generali dei Carabinieri (la stampa fece più volte il nome di Carlo Alberto Dalla Chiesa sebbene risultasse solo un modulo di iscrizione firmato di suo pugno e nessuna prova di un’adesione attiva), 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell’esercito italiano, 4 dell’aeronautica militare, 8 ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, ma anche di giornalisti ed imprenditori come Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica, affiliato alla loggia con tessera n° 1816), Vittorio Emanuele di Savoia, Maurizio Costanzo, Alighiero Noschese e Claudio Villa; in compagnia di Michele Sindona e Roberto Calvi, Umberto Ortolani e Leonardo Di Donna (presidente dell’ENI), Duilio Poggiolini e l’ormai televisivo professor Fabrizio Trecca, insieme a tutti i capi dei servizi segreti italiani e ai loro principali collaboratori.
Circa quest’ultimo settore, si notò che vi erano iscritti non solo i capi (fra i quali Vito Miceli a capo del SIOS e successivamente direttore del SID, Giuseppe Santovito del SISMI, Walter Pelosi del CESIS e Giulio Grassini del SISDE), che erano di nomina politica, ma anche i funzionari più importanti, di consolidata carriera interna.
Fra questi si facevano notare il generale Giovanni Allavena (responsabile dei famigerati “fascicoli” del SIFAR), il colonnello Minerva (gestore fra l’altro dell’intricato caso dell’aereo militare “Argo 16″ e considerato uno degli uomini in assoluto più importanti dell’intero Servizio militare del dopoguerra) ed il generale Gian Adelio Maletti, che con il capitano Antonio La Bruna (anch’egli iscritto) fu sospettato di collusioni con le cellule eversive di Franco Freda e per questo processato e condannato per favoreggiamento.
La naturale funzione dei servizi segreti, va osservato, sarebbe effettivamente ben compatibile con la possibile infiltrazione di elementi, anche in questa organizzazione, per legittimi motivi di servizio; la concentrazione, però, di così tanti elementi, e di che grado, non è mai riuscita a volare indenne sopra il sospetto.
Fu avanzata l’ipotesi che la lista trovata a Villa Wanda non fosse la lista completa, e che molti altri nomi siano riusciti a non restare coinvolti. Nella ricostruzione della Commissione d’Inchiesta, ai circa mille della lista trovata sarebbero da aggiungere i presunti appartenenti a quel vertice occulto di cui Gelli sarebbe stato l’anello di congiunzione con la loggia. Lo stesso Gelli, in un’intervista del 1976, aveva parlato di più di duemilaquattrocento iscritti.
Circa il vertice occulto, poi, è nota la clamorosa accusa formulata dalla vedova di Roberto Calvi, che indicò in Giulio Andreotti il “vero padrone” della loggia, ma di tale affermazione non sono mai stati raccolti riscontri attendibili. È bensì vero che Andreotti aveva sempre smentito di conoscere Gelli, sino alla pubblicazione della citata foto di Buenos Aires.
La commissione parlamentare [modifica]
Negli anni successivi fu istituita, per volontà del Presidente della Camera Nilde Iotti, una commissione parlamentare d’inchiesta, guidata dal deputato democristiano Tina Anselmi, ex partigiana “bianca” e prima donna a diventare ministro della storia della Repubblica Italiana, la cui figura politica era di universale gradimento e di ineccepita moralità; la commissione affrontò un lungo lavoro di analisi per far luce sulla Loggia, considerata un punto di riferimento in Italia per ambienti dei servizi segreti americani intenzionati a tenere sotto controllo la vita politica italiana fino al punto, se necessario, di promuovere riforme costituzionali apposite o di organizzare un colpo di stato.
La Commissione giudicò la lista completa ed attendibile; una minoranza di nominativi smentì l’appartenenza alla P2 e venne depennata dalla lista.
La commissione sottolineò poi che la presenza di alcuni imprenditori si poteva spiegare con i benefici economici che il legame con alti dirigenti di imprese pubbliche e banche poteva potenzialmente portare loro, per esempio sotto forma di credito concesso in misura superiore a quanto consentito dalle caratteristiche dell’impresa da finanziare.
Un’apposita legge, la n.17 del 25 gennaio 1982, sciolse la P2 e rese illegale il funzionamento di associazioni segrete con analoghe finalità, del resto in attuazione del secondo comma dell’articolo 18 della Costituzione Italiana, che più genericamente proibisce le associazioni a scopi, anche indirettamente, politici mediante organizzazioni di carattere militare.
La P2 fu oggetto d’indagine anche della Commissione Stragi per un presunto coinvolgimento in alcune stragi, ma non portò a niente di rilevante. Tuttavia Licio Gelli venne condannato il 23 novembre 2005 in via definitiva per tentativi di depistaggio delle indagini sulla Strage di Bologna.
Elenco per categorie lavorative degli iscritti [modifica]
• Militari e forze dell’ordine: 208
• Uomini politici: 67
• Dirigenti ministeriali: 52
• Banche: 49
• Industriali: 47
• Medici: 38
• Docenti universitari: 36
• Commercialisti: 28
• Avvocati: 27
• Dirigenti industriali: 23
• Giornalisti: 27
• Magistrati: 18
• Imprenditori: 18
• Liberi professionisti: 17
• Società private (presidenti): 12
• Società pubbliche (dirigenti): 12
• Attività varie: 12
• Segretari particolari (politici) 11
• Associazioni varie: 10
• Enti assistenziali e ospedalieri: 10
• Funzionari regionali: 7
• Dirigenti comunali: 8
• Società pubbliche (presidenti): 8
• Sindacalisti: 2
• Diplomatici: 9
• Provveditori agli studi: 2
• Commercianti: 1
• Consulenti finanziari: 4
• Compagnie aeree: 8
• Editori: 4
• Dirigenti editoriali: 6
• Scrittori: 3
• Dirigenti RAI: 10
• Compagnie di assicurazione: 6
• Architetti: 7
• Notai: 4
• Antiquari: 6
• Alberghi (direttori): 4

Commento di triplag

ho capito che merita di essere letto, però potresti anche mettere qualcosa di “tuo” e un pò più sintetico… comunque per fortuna gli incarichi dei Pduisti in parlamento si sono clamorosamente ridimensionati con il governo di centrosinistra (Martino non è più ministro, Fiori dovrebbe – finalmente – essere stato buttato fuori dall camera.. alla veneranda età di 69 anni – nel 2006)

Commento di bastard




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