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Il Dalai Lama: “Italia, i miei rimpianti
Non boicottate le Olimpiadi in Cina”
di ANAIS GINORI
Il Dalai Lama a Roma
ROMA – “In Tibet è perfino proibito pronunciare il mio nome”. Il Dalai Lama, in questi giorni a Roma, parla delle persecuzioni del governo cinese nei confronti dei buddisti (“hanno tolto qualsiasi riferimento alla religione, è proibito fare pellegrinaggi”), nega di voler puntare all’indipendenza del Tibet ed esprime rammarico per non avere potuto incontrare Benedetto XVI. “Il Papa però rappresenta una importantissima spiritualità e la spiritualità deve essere ferma quando si tratta di principi”. Perché non ha incontrato il governo italiano? “Chiedetelo a loro” ribatte con un sorriso disarmante.
“Sono ingombrante, che posso farci?”. Piedi scalzi, seduto in posizione yoga e avvolto nella sua tunica giallo-arancione, “Oceano di Saggezza” ha modi semplici, informali. Stringe la mano con convinzione, fa spazio dentro alla suite dell’hotel Exedra di Roma. Eccoci dice, go on, parliamo. Perché non ha incontrato il governo italiano? “Già, perché? Chiedetelo a loro” ribatte, con il suo solito, disarmante sorriso. L’icona mondiale del pacifismo, 72 anni di cui 48 passati in esilio, torna serio. “Me ne dispiace. Un piccolo rimpianto c’è anche per non aver visto il Papa. Ma se ha trovato qualcosa di sconveniente, nell’incontrarmi, per me va bene, non c’è problema. Il Papa però rappresenta un’importantissima spiritualità. E la spiritualità deve essere ferma quando si tratta di principi”.
Sua Santità, crede che le pressioni della Cina abbiano condizionato il governo italiano?
“Ovunque io vada, cerco sempre di non recare disturbo, quindi se provoco imbarazzo a qualche governo rispondo “Ok, nessun problema”. Non sarò certo io a protestare. Il mio obiettivo più grande è la promozione dei valori umani e l’armonia tra le religioni. Ecco, l’unica cosa che mi sento di dire è forse che anche i governi e i leader politici dovrebbero fare qualcosa di più per promuovere i diritti umani e i valori (ride)”.
Lei ha parlato più volte di un genocidio culturale in Tibet.
“Nel nostro paese, è vietato tenere una statua di Budda in casa, o esibire qualsiasi oggetto religioso. E’ proibito fare pellegrinaggi ai templi. Nelle scuole, le autorità cinesi hanno tolto ogni riferimento alla religione, mentre nei monasteri buddisti sono incominciati gli indottrinamenti politici, divisi in punti. Il primo punto è quello che invita a criticare il Dalai Lama”.
In Tibet è addirittura proibito pronunciare il suo nome, giusto?
“Hanno anche tolto tutte le mie fotografie. Ma non fa niente. La cosa fondamentale è che nel nostro paese c’è un’insofferenza sempre maggiore e che qualsiasi manifestazione di protesta o critica alle autorità cinesi viene repressa con la violenza. Arresti e torture sono all’ordine del giorno. I tibetani vengono trattati come cittadini di seconda classe nel loro stesso paese. Anzi, come animali da bastonare, a cui è negata qualsiasi dignità”.
Le capita di provare rabbia o frustrazione?
“Non sono abituato a lasciarmi andare a questi sentimenti. E’ molto meglio rimanere calmi, proteggere la propria pace mentale”.
La Cina l’accusa di essere un leader politico che cerca l’indipendenza, un separatista.
“Sono accuse calcolate, perché da tempo i cinesi sanno che non cerchiamo l’indipendenza. Purtroppo è ormai chiaro che è in atto una strategia di denigrazione nei miei confronti. Volontaria e costante”.
Se non cercate l’indipendenza, quali sono gli ostacoli per trovare un accordo con Pechino?
Il Dalai Lama e Gorbaciov
“Dal 2001 ci sono stati sei incontri tra la nostra delegazione e il governo cinese. Fino all’anno scorso, nel nostro penultimo colloquio, avevamo fatto molti progressi. Nella primavera 2006 sono invece ricominciate le accuse nei miei confronti e la repressione all’interno del Tibet. Prima dell’estate, durante il nostro ultimo incontro, Pechino ha rotto il dialogo. Dicendoci soltanto: “Non c’è nessuna questione aperta sul Tibet”. Oggi devo ammettere che la situazione è molto critica, difficile. Da parte nostra nulla è cambiato. Siamo sempre in cerca di un riconoscimento della nostra autonomia, all’interno della Costituzione della repubblica popolare cinese”.
E’ a favore del boicottaggio delle Olimpiadi?
“No. Da subito, mi sono pronunciato contro il boicottaggio. La Cina è un grande paese, si merita le Olimpiadi. Penso però che per essere un buon ospite, Pechino dovrebbe prestare più attenzione alle preoccupazioni di governi e Ong sulle violazioni di diritti umani, libertà religiosa e di espressione, e sul rispetto dell’Ambiente”.
Cosa possono fare i governi occidentali per aiutare la causa tibetana?
“La mia opinione su questo è che la Cina non deve essere isolata dalla comunità internazionale. E se guardiamo all’economia, l’integrazione dei cinesi è già nei fatti, ma non è sufficiente. Il mondo libero ha la responsabilità morale di portare la Cina nell’ambito della democrazia. La relazione economica deve essere un’amicizia alla pari, in cui vengono tenuti fermi i valori delle società aperte e democratiche. Se ci si presenta solo per fare affari, ripetendo unicamente “Sì, ministro”, allora si rischia di perdere la faccia, e anche il rispetto dei cinesi”.
Se non fosse stato un Dalai Lama, cosa avrebbe fatto?
“Ma è impossibile! Un sogno! (ride) E’ vero però che la mia mente è molto scientifica. Anche Mao Zedong me lo aveva detto. Forse avrei fatto qualche mestiere attinente alla meccanica”.
E’ vero che ama riparare i motori?
“Certo, usando gli attrezzi e sporcandomi le mani di grasso. Quando ero giovane, però. Ora non lo faccio più”.
Come sarà scelto il prossimo Dalai Lama?
“Ci sono tre opzioni. La prima, prevede che il mio successore sarà eletto con una procedura simile a quella del Papa, scelto da un conclave di religiosi. La seconda, potrebbe essere la scelta del Dalai Lama prima della mia morte. E’ già successo. Infine, è possibile la mia reincarnazione, dopo la mia morte. In questo caso, se morirò in esilio, la mia nuova reincarnazione dovrà portare a termine quello che non ho potuto fare in questa vita. E quindi il prossimo Dalai Lama nascerà fuori dalla Cina”.
I cinesi potrebbero scegliere loro il suo successore, come già è accaduto per il Panchen Lama.
“Se fosse così non sarebbe un Dalai Lama, ma soltanto un pupazzo (ride). Speriamo non lo facciano, anche se lo temo: i nostri fratelli e sorelle cinesi sono molto furbi e amano complicare le cose (ride)”.
E lei si ricorda il momento in cui è stato riconosciuto come la quattordicesima reincarnazione del Dalai Lama?
“Avevo due anni, vivevamo in un remoto villaggio del Tibet orientale. Mia madre racconta che nei giorni precedenti all’arrivo della delegazione in cerca del nuovo Dalai Lama, ero stranamente eccitato. Poi quando i lama arrivarono, corsi verso di loro e riconobbi come miei gli oggetti del precedente Dalai Lama. E dopo due giorni, mentre andavano via, mi misi a piangere. Un comportamento molto strano: quale bambino vuole seguire degli estranei, invece che rimanere con la propria madre? (ride)”.
Non deve essere stato facile diventare improvvisamente, così piccolo, un Dio Re.
“Fortunatamente, venivo trattato come un bambino normale. Durante le cerimonie ero sul trono, ma quando giocavo con gli altri bambini ero uno di loro. Mi capitava spesso di perdere, e mi arrabbiavo parecchio. La sera, ci sedevano in cerchio a bere tè, mangiando zuppe. Mi ricordo che guardavo con invidia la ciotola degli inservienti, molto più grande della mia (ride). Noi bambini ci raccontavano storie di fantasmi, che di notte mi terrorizzavano (si copre gli occhi e ride). Ero davvero un bambino come gli altri, felice. Se io e mio fratello facevamo capricci per non studiare, il maestro ci prendeva a frustate. L’unica differenza era che il frustino per me era giallo, del colore sacro. Il dolore, però, era lo stesso! (ride)”.
Durante l’adolescenza, il suo paese è stato invaso e lei si è ritrovato a trattare con il Grande Timoniere, Mao Zedong.
“Lo incontrai nel 1954 a Pechino. Mi trattò come un figlio, mi diede consigli. Mi aveva quasi convinto ad iscrivermi al partito comunista. Ancora adesso mi considero metà buddista, metà marxista. Davvero, credo che il marxismo sia ancora la chiave di una giustizia sociale ed economica”.
Eppure nel marzo 1959 dovette scappare dal Tibet, in piena notte e a dorso di uno yak.
“Dal palazzo reale di Potala vedevo l’artiglieria cinese avanzare. Non ho scelto l’esilio, sono stato costretto. E adesso è quasi mezzo secolo che sono un homeless, un senza casa, per fortuna ho trovato tanti amici all’estero, anche in Italia (ride)”.
Ha voglia di esprimere un desiderio per il 2008?
“Spero che la Cina si aprirà al mondo, con fiducia e speranza”.
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Berlusconi: “Senatori intimiditi da pm
il giorno prima di votare la Finanziaria”
Urla e fischi. “Braccia aperte” agli alleati. Il calendario del cammino del Pdl
Dal 15 gennaio la raccolta delle adesioni. Il 27 marzo l’assemblea costituente
Piazza Galvani, comizio di Berlusconi. Lo striscione di alcuni contestatori:”B. fatti processare”
BOLOGNA – Senatori della maggioranza pronti a votare no alla legge Finanziaria sono stati “intimiditi e interrogati dai pubblici ministeri con interrogatori durati anche otto ore il giorno prima del voto”. Lo ha detto Silvio Berlusconi nel comizio tenuto a Bologna riferendosi al voto alla Finanziaria nel primo passaggio al Senato circa un mese fa e parlando dell’inchiesta della procura di Napoli rivelata da Repubblica.
Durante il comizio, il Cavaliere è stato accolto prima da cori come “scemo” e “buffone”, anche un cartello con su scritto: “B.fatti processare”. Poi anche Bologna “la rossa” ha fatto prevalere applausi e ovazioni. Berlusconi, oltre a parlare dell’inchiesta della procura di Napoli, ha scandito i tempi di nascita e formazione del partito del Popolo della Libertà (l’acronimo resta Pdl). “Siamo al 38 per cento” ha ripetuto citando i sondaggi. E poi: “La differenza tra noi e la sinistra è che noi abbiamo il sole in tasca”.
Ancora contro la magistratura – Il Cavaliere spiega di avere ricevuto a cena qualche esponente dell’opposizione e di avere utilizzato “un metodo maieutico socratico, usando parole di estrema correttezza, facendo ciò che un politico deve sempre cercare di fare: convincere gli altri”. “Qualcuno di questi senatori – ha aggiunto – è stato interrogato e intimorito dai pubblici ministeri, con interrogatori durati anche 8 ore”. Erano almeno “una decina i senatori che mi avevano promesso che si sarebbero ribellati al voto di gruppo, soprattutto alcuni della Margherita. Volevano costituirsi in un gruppo autonomo, volevano votare liberamente dando il loro no alla finanziaria”. Invece, ha detto, “qualcuno di questi senatori è stato pedinato, filmato mentre veniva a casa del capo dell’opposizione. Qualcuno di questi senatori è stato interrogato e intimorito dai pubblici ministeri con interrogatori durati anche 8 ore. Qualcuno è stato intimidito – ha aggiunto – qualcuno è stato comprato dallo shopping che il governo ha fatto con i nostri soldi durante il percorso della Finanziaria”. Un altro duro attacco, il giorno dopo che le sue parole sono arrivate anche al Csm.
Il percorso del Pdl Dopo aver ripetuto citando i suoi sondaggi che il Pdl è al 38 per cento il Cavaliere scandisce le tappe del cammino del Pdl. Il via il prossimo 15 gennaio “quando sottoporremo al voto dei cittadini la carta dei valori, il documento sul partito popolare europeo e quello sulle priorità del governo”. La conclusione, invece, sarà il 27 marzo, l’anniversario della data storica della vittoria alle elezioni del ‘94: quel giorno ci sarà l’assemblea costituente del popolo della libertà. Tra il 15 gennaio e il 15 febbraio “il voto dei cittadini”. Poi “dal 15 febbraio al 15 marzo – spiega ancora- saranno aperte le adesioni, ed il 21 marzo potremo tenere nei comuni, nelle province e nelle regioni le elezioni dei nostri rappresentanti”.
“Vi nominerei missionari della libertà” - Parlando del nuovo soggetto politico il Cavaliere pronostica un futuro radioso. “Noi siamo diversi dalla sinistra, siamo ottimisti, abbiamo il sole in tasca e lo doniamo” ha detto spiegando che “sappiamo scherzare, ridere e ridere di noi stessi”. “Se avessi uno spadone – ha aggiunto lo batterei sulla spalla non quella sinistra ma quella destra e nominerei ciascuno di voi missionario di libertà”.
“Braccia aperte” agli alleati della ex Cdl – Ad An, Lega e Udc il Cavaliere rivolge parole chiare e molto affettuose: “Se decideranno di venire con noi, e c’è da costruire tutto, saranno assolutamente i benvenuti; come ho detto, non braccia aperte ma braccia spalancate. Se invece decideranno di restare con le loro identità, saremo alleati loro e loro saranno i nostri migliori alleati, come sempre”.
Le reazioni – Le parole di Berlusconi sui senatori intimiditi dai pm rimbalzano in fretta a Montecitorio dove sono in corso il voto di fiducia alla Finanziaria. “Roba da matti… sono frasi non commentabili che fanno cadere le braccia a terra” dice il ministro per i Rapporti col Parlamento Vannino Chiti. “Sembra un film di fantascienza- ironizza il segretario di Rifondazione Franco Giordano – Berlusconi è capace di pensare cose lontane perfino dalla pensabilità umana: invidio la sua fantasia…”.