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*lotta alla mafia: frenano le confische
Martedì, Febbraio 26, 2008, 7:48 pm
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da dirittiglobali.it  

  

NEWS (criminalità, controllo & sicurezza)

17 – 04 – 2007

Crollano le confische dei beni dei mafiosi. ”Serve un’Agenzia”

Studio del Cnel sui beni confiscati alle mafie e sulle difficoltà nell’attribuzione alle associazioni e alle imprese. E il Demanio denuncia in Parlamento: nel 2006 solo 216 immobili sequestrati alle cosche contro gli oltre mille del 2001

ROMA – A undici anni dal varo della legge 109 sulla confisca dei beni mafiosi è arrivato il momento di tracciare un bilancio e probabilmente di avviare una riforma della legislazione. E’ il giudizio che è emerso oggi durante la presentazione pubblica di uno studio del Cnel, il Comitato nazionale dell’economia e del lavoro, sullo stato della confisca dei beni mobili e immobili sequestrati alle cosche mafiose. La legge del 1996 ha avuto grandi meriti e ha aperto una strada che in Italia non era mai stata battuta. Ci sono però tanti punti su cui intervenire e questioni da risolvere in tempi brevi. Dal convegno – che è stato coordinato da Antonio Marzano (presidente del Cnel), Paolo Annibaldi e Marcello Tocco, coordinatori dell’Osservatorio economico sulla criminalità del Cnel – è emersa, tra le altre una priorità: quella di avviare da subito le procedure per l’istituzione di una struttura preposta esclusivamente alla confisca dei beni mafiosi e alla loro attribuzione alle forze economiche e sociali sane del paese. Tutti gli intervenuti alla conferenza del Cnel – gli ospiti più illustri erano don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera (Associazione delle associazioni contro la mafia), Gianfrando Donadio, magistrato della Dia e Francesco Forgione, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia – si sono trovati d’accordo su un punto: il Demanio non regge più il grande carico di lavoro. Ora serve un’Agenzia. “Chiamiamola come ci pare, ma serve una istituzione che si occupi esclusivamente della confisca e che poi segua tutto il processo fino all’attribuzione dei beni”, ha detto don Ciotti, il quale ha posto poi anche una serie di problemi collaterali che il governo e le istituzioni dovrebbe affrontare subito. Tra le questioni emergenti: la trasparenza nel sistema di assegnazione pubblica dei beni confiscati alle mafie, l’attribuzione a Banca Etica dei fondi finanziari confiscati alla criminalità e da rimmettere sul circuito dell’economia virtuosa, la gestione delle drammatiche crisi sociali ed economiche derivanti dalla confisca delle aziende gestite da mafiosi e lasciate morire (vedi lancio successivo).

 

Le questioni più urgenti sono comunque legate alle lungaggini e alle insufficienze strutturali che si registrano oggi. Il coordinatore Marcello Tocco ha spiegato per esempio che il Demanio non riesce più a svolgere tutto il carico di lavoro e gli effetti dell’ingorgo si vedono. Tra l’altro sempre oggi il direttore del Demanio, Elisabetta Spitz è andata in Parlamento a riferire delle difficoltà della struttura da lei diretta. Per rendersi conto della situazione basta vedere le cifre. Tocco ha ricordato infatti che nel 2001 lo Stato aveva sequestrato 1.071 beni alla mafia. Nel 2005 i sequestri erano scesi a 166 per arrivare a 107 lo scorso anno, nel 2006. Stiamo assistendo quindi a un vero e proprio crollo. L’idea dell’Agenzia specializzata in sequestri con personale sufficiente e soprattutto molto professionalizzato nasce dunque da questa situazione critica.

 

D’accordo sulla necessità di intervenire al più presto Francesco Forgione, presidente della Commissione Antimafia. “Bisogna colpire la vera natura del crimine organizzato – ha detto Forgione al Cnel – e la sua vera natura è sicuramente quella economico-finanziaria. Uno dei problemi più urgenti – anche per il presidente della Commissione – è quello di snellire tutte le procedure. Oggi, tra la confisca del bene e la sua destinazione ad uso sociale, possono passare tra i 10 e i 15 anni. In questo lasso di tempo è molto probabile che i beni di deteriorino. Molto secco il commento finale del presidente: “Se continuiamo così, facciamo un regalo alla mafia”. E anche per Forgione un tema da mettere subito all’ordine del giorno riguarda il destino delle aziende sequestrate alla mafia. Solo a Napoli, di 300 aziende sequestrate alla Camorra, la maggior parte sono morte, con conseguente aumento della disoccupazione e della disperazione per centinaia di famiglie di operai. La Commissione Parlamentare acquisisce comunque il documento del Cnel e spingerà con il governo per il varo di un disegno di legge che metta mano alla materia in modo complessivo. Deve anche finire lo scandalo delle ville sequestate ai mafiosi (come quella di “Sandokan”) dove i familiari occupano i locali per non cedere il bene allo Stato.

 

Insomma è arrivato il momento di dire “basta” con questo andazzo a barzelletta, ha confermato il presidente del Cnel, Antonio Marzano. Si deve cominciare a intervenire a mente fredda con la logica degli economisti, ha detto il presidente. Si devono cioè ridurre al minimo i vantaggi per la criminalità organizzata, aumentando al tempo stesso i costi per loro. Bisogna rendere antieconomico il crimine, oltre che aumentare le barriere morali che possono salvare molti giovani oggi tentati dalla mafia alle scorciatoie criminali. Bisognerà creare, sempre secondo Marzano, anche un Albo nazionale dei commissari aziendali in grado di prendere in mano le aziende sequestrate per non farle morire come succede oggi. E oggi – ha confermato il magistrato Donadio, sono gli stessi “tecnici” delle mafie (quelli in grado di muoversi nell’alta finanza tra titoli e derivati) che fanno scientificamente morire le aziende che lo Stato sta per sequestrare. 

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Dal 1996 sequestrati alle cosche 3.385 beni immobili e 116 aziende

Dall’anno del varo della legge sulla confisca dei beni mafiosi registrato un andamento crescente fino al 2000-2001, poi un vero e proprio crollo dal 2001 al 2006. Lunghi i tempi, soprattutto al Sud. Che fine fanno i soldi?

 

ROMA – Dal 1996, anno del varo della legge sulla confisca dei beni mafiosi, sono stati sequestrati alle cosche 3.385 beni immobili e 116 aziende con un andamento che è andato in crescendo fino al 2000-2001, ma che poi ha subito un vero e proprio crollo dal 2001 al 2006. Basta citare un dato: nel 2000, anno di picco dei sequestri dei beni mafiosi, sono stati sequestrati appunto 927 beni immobili. L’anno dopo sono stati 190 e nel 2003 sono stati sequestrati solo 48 beni immobili e due aziende. Nel 1996 le aziende sequestrate erano state 22. Sono i dati contenuti nel Rapporto del Cnel sul monitoraggio delle legge 109 del ’96 concernente appunto “disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati”. Nel rapporto, oltre all’analisi regione per regione dell’andamento delle confische dei beni mafiosi, si studiano anche le destinazioni finali di questi beni e i tempi di attesa tra la confisca e la destinazione, tempi che in media variano da 5 a 10. I tempi di attesa più alti si riscontrano paradossalmente proprio nel sud del paese. Nel nord il 4% circa dei beni destinati ha tempi di attesa tra i 5 e i 10 anni. Nel sud la percentuale di beni destinati in attesa è pari all’85,3% del totale dei beni confiscati. Sempre nelle regioni del sud, laddove è più forte la presenza della criminalità organizzata, si riscontra anche il fenomeno dell’occupazione abusiva dei beni confiscati da parte delle famiglie stesse del mafioso proprietario a cui sono state confiscate. Molto indicativi (e drammatici) anche i dati sulle tipologie delle aziende sequestrate. Il 12% delle aziende che sono state sequestrate alla mafia sono risultate attive, il 29% inattive con patrimonio, il 23% in fallimento e il 19% chiuse. Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che oggi ha partecipato alla presentazione del Rapporto del Cnel, ha voluto sottolineare la drammaticità sociale della situazione che deriva dai sequestri. E’ necessario cioè per Ciotti offrire un’alternativa alle decine di operai padri di famiglia che da un giorno all’altro rimangono senza lavoro. Delle 801 aziende confiscate – ha detto don Ciotti – solo 39 sono alla fine risultate attive. Tutte le altre hanno chiuso e poi licenziato tutti i dipendenti. Si tratta, sempre secondo il presidente di Libera, di mettere in gioco la cooperazione migliore per creare possibilità alternative di lavoro per tutta questa gente che spesso, in preda alla disperazione, dice “era meglio la mafia che almeno ci dava lavoro”. Don Ciotti ha fatto l’esempio della Calcestruzzi che era di Provenzano e sui cui si è intervenuti con una cooperatica che ora ha rilanciato il ciclo degli inerti per ridare lavoro agli operai.

Un’altra questione molto importante riguarda il sequestro dei beni mobili, ovvero delle risorse finanziarie. Che fine fanno quei soldi? Una proposta di don Ciotti è quella di affidarli tutti a Banca Etica che poi li deve gestire secondo le normative. In ogni caso, tra queste proposte e quelle dell’Agenzia (vedi lancio precedente) bisogna fare presto. E’ necessario rilanciare un processo che come si vede dai dati sui sequestri sembra si sia inceppato. O quantomeno ingolfato.



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I beni confiscati alla mafia

La lotta alla mafia è un argomento molto ampio e difficile, sia per quanto riguarda cosa fare sia per quanto riguarda il cosa si dovrebbe fare di più. Le tecniche di indagine, le competenze e l’andamento delle inchieste sono sempre in dibattito, un ambito molto delicato che anche gli addetti ai lavori considerano molto complicato.

Un ramo molto importante e su cui tutti sono d’accordo, pur mantenendo varie sfaccettature, è la lotta alla mafia fatta sul principale obiettivo che tutti i traffici illegali hanno: i soldi.

La confisca dei beni della mafia è talmente importante che va fatto di tutto per ampliarla e per rafforzarla, sia nella confisca sia nella gestione poi dei beni che lo Stato ha sequestrato.

Da quando la legge 109 è stata varata sono stati fatti passi da gigante. Si parte ovviamente dalla legge Rognoni – La Torre che nel 1982 iniziò a segnare la lunga linea che ha sempre più fatto capire l’importanza che i beni della mafia hanno proprio rispetto le attività criminali. In prima battuta ovviamente il grosso dei possedimenti delle famiglie mafiose erano in case e terreni. Subito dopo la decisione di varare la legge sulla confisca dei beni la mafia è corsa ai ripari cambiando destinazione dei beni e soprattutto modificando i metodi di acquisto dei beni stessi, non intestandoli più ai membri della famiglia ma attraverso società fittizie e prestanome non collegabili direttamente alle attività di mafia.

Il grande lampo di genio del giudice Falcone, ovvero seguire i soldi che la mafia usa e fa con le sue molteplici azioni illegali, ha aperto una grande strada alla lotta alla mafia. Ma non basta, in pochi anni, soprattutto dal 96 in poi, sono migliaia i beni sequestrati, ma, come hanno posto spesso molti giudici che di mafia si occupano ogni giorno, i beni sequestrati e destinati al pubblico utilizzo sono ancora davvero pochi, c’è una lentezza nelle assegnazioni troppo grande e questo non va bene.

Nel 1996 infatti la legge preesistente venne modificata radicalmente, anche grazie alla petizione lanciata dall’Associazione Libera, che fa capo a Don Ciotti, e che riunisce migliaia di altre associazioni. La modifica fu spinta da un milione di firme di cittadini, questo fece in modo che la nuova legge permettesse una più veloce destinazione dei beni mafiosi. In dieci anni i beni confiscati sono migliaia e le tante associazioni hanno creato lavoro e futuro per molti giovani proprio nelle terre dove i mafiosi avevano creato un impero fatto solo per distruggere lo Stato e i suoi cittadini.

Alcune di queste associazioni, in una spiegazione dell’Associazione Libera, sono:

Cooperativa sociale “NoE.”
La cooperativa sociale NoE. (NoEmarginazione) opera a Partinico, in provincia di Palermo, dove coltiva circa 5 ettari di terreni confiscati ai boss Vitale, nella Borgata Parrini.

Cooperativa sociale “Lavoro e non solo”
La cooperativa sociale “Lavoro e non solo” nasce nel gennaio del 1998 come frutto di una collaborazione tra il Dipartimento Salute Mentale-ASL e l’Arci, con l’intento di favorire l’inserimento sociale e lavorativo di pazienti psichiatrici.

Associazione Casa dei Giovani
La Casa dei Giovani è un’associazione senza fini di lucro. Presente sul territorio nazionale con diversi centri, si rivolge alla cura e alla riabilitazione dei tossicodipendenti, svolge attività di supporto alle donne che vogliono uscire dal tunnel della prostituzione e offre opportunità di recupero e formazione lavoro ai giovani detenuti che possono usufruire della pena alternativa.

Cooperativa sociale “Placido Rizzotto-Libera Terra”

La cooperativa Placido Rizzotto nasce grazie al progetto Libera Terra promosso dall’associazione Libera e dalla Prefettura di Palermo. E’ costituita da giovani prevalentemente di Corleone e San Giuseppe Jato, selezionati a seguito di un bando pubblico promosso da Libera e Italia Lavoro.

Comment di triplag

[...] strumento non è sempre agevole, molti ancora i cavilli che rendono inefficace il provvedimento, poche le applicazioni e quelle volte in cui si riesce a procedere, di fatto i beni continuano a rimanere, come abbiamo [...]

Pingback di legal Issue & Law » Blog Archive » Cosenza: sequestrati beni per 300mila euro alla ‘ndrangheta




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