IL FILO DI ARIANNA di TRIPLAG..il filo per non perdersi nella realtà


*Gioia e dolore in un attimo di 3 anni. La Sgrena liberata, Calipari ucciso.
Martedì, Marzo 4, 2008, 6:12 pm
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Giuliana Sgrena è libera.
Assassinato il suo liberatore


Nicola Calipari, il funzionario del Sismi che ha fatto da mediatore per la liberazione di Giuliana Sgrena è stato ucciso dai colpi esplosi da un blindato delle truppe statunitensi  contro l’automobile dei servizi segreti italiani che trasportava Giuliana verso l’aeroporto di Baghdad. Nicola Calipari l’ha salvata due volte: l’ultima, riparandola col proprio corpo durante la sparatoria. Nato a Reggio Calabria, aveva 50 anni, era sposato e padre di due figli, una ragazza di 19 anni e un ragazzo di 13. In polizia da oltre vent’anni, Nicola Calipari aveva reso possibile anche la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta. Lunedì mattina a Roma si sono celebrati i funerali di Stato.

Giuliana è stata liberata e sta bene, dopo l’operazione subita a Bagdad per togliere una scheggia, è arrivata sabato mattina a Roma ed è stata ricoverata all’ospedale del Celio dove sarà operata nei prossimi giorni alla clavicola. Nel viaggio in automobile che la portava la sera del 4 marzo verso l’aeroporto di Baghdad e verso di noi la sua vettura è stata colpita dal fuoco degli americani. E’ stata ferita, in modo non grave, insieme ad altre due persone. Nicola Calipari del Sismi è rimasto ucciso. Il Dipartimento di Stato Usa ha espresso il proprio «rammarico» per l’incidente avvenuto a Baghdad.



*Cermis: 9 anni fa l’assoluzione del pilota
Martedì, Marzo 4, 2008, 6:05 pm
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20 morti: sette tedeschi, cinque belgi, tre italiani, due austriaci, due polacchi e un’olandese.
Tutti i passeggeri della funivia del Cermis. Turisti, gente in vacanza nel pieno della stagione sciistica, travolti da una fine assurda: il gioco violento ed infantile, di quattro militari che si cedevano superuomini, quattro militari che indossavano la divisa da ufficiali dell’aeronautica militare americana.
Il loro aereo, un Ea-6b, dislocato ad Aviano (Pordenone) nell’ambito di missioni in Bosnia per conto della NATO, sceso volutamente troppo a bassa quota durante un’esercitazione nella zona di Cavalese, in val di Fiemme, trancia a velocità micidiale un cavo della funivia ed urta la cabina dell’impianto che precipita al suolo. Unico superstite il manovratore che resta appeso nel vuoto.
La cabina che stava scendendo verso Cavalese si schianta al suolo poco lontano dal greto del fiume Avisio, dopo essere precipitata nel vuoto per più di cento metri. Dopo la sciagura l’aereo militare con a bordo il cap.
Richard J. Ashby, pilota e comandante del velivolo; il cap. Joseph P. Schweitzer, navigatore e ufficiale numero uno alle contromisure elettroniche; il cap. William L. Raney, navigatore e il cap. Chandler P. Seagraves
, navigatore, rientra alla base di Aviano, senza neppure aver lanciato l’allarme e senza avvertire il suo comando di quanto accaduto.
L’unica preoccupazione del pilota e del secondo è quella i distruggere il nastro di una videocamera con la quale avevano ripreso tutte le pazzesche evoluzioni del loro velivolo. E, forse, sta proprio in quella videocamera la causa della tragedia: il cap. Richard J. Ashby, che stava per lasciare Aviano per rientrare in patria dove avrebbe cominciato a volare su F18, voleva portare con sé un ricordo del suo idiota “rambismo” in terra italica.



*Sud America sempre più caldo: Ecuador e Venezuela contro la Colombia
Martedì, Marzo 4, 2008, 2:28 pm
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da repubblica.it

Venezuela-Colombia, è escalation
Chavez e Correa: “Uribe criminale”

di OMERO CIAI

QUITO espelle l’ambasciatore colombiano, e rompe le relazioni diplomatiche. Bogotà rilancia contro il presidente ecuadoriano, Correa, e quello venezuelano, Chavez, mentre, a Parigi, il ministro Kouchner rivela che l’esercito di Uribe ha fatto fuori il mediatore dell’affare Betancourt. La crisi scatenata con l’uccisione sabato scorso del numero due della guerriglia colombiana, Raul Reyes, non accenna a placarsi ma anzi sembra destinata ad una pericolosissima escalation.

All’unisono Chavez e Correa hanno definito il presidente colombiano Uribe “un criminale” e il mandante di “un volgare omicidio”, di “un atto di guerra e contro i diritti umani” perché Reyes si trovava in un accampamento in Ecuador al di là del confine colombiano ed è stato ammazzato con un colpo al petto, in pigiama, e non “in combattimento”, come sosteneva la prima versione dei fatti diffusa a Bogotà. Ma la Colombia rilancia e accusa: l’incursione militare in Ecuador era “necessaria” per eliminare un “leader terrorista” (Reyes) e tra le sue carte e i suoi computer ci sarebbero le prove non soltanto di una protezione da parte dell’Ecuador alla guerriglia delle Farc ma anche di un grosso finanziamento (200 milioni di euro) versato dal presidente venezuelano Chavez ai ribelli colombiani.

Così mentre Chavez e Correa spostano truppe verso i rispettivi confini con la Colombia (Chavez da est e Correa da sud-ovest) lo scenario sembra scivolare lentamente verso un conflitto armato che per il momento nessuno immagina come prossimo o possibile, anche se le vicende politiche interne di ciascun presidente e la storia delle loro relazioni negli ultimi anni, hanno messo in allarme molti osservatori.

L’unica superpotenza della regione, ossia il Brasile di Lula, s’è mosso in fretta sul fronte diplomatico provando ad organizzare una troika, Brasile, Cile e Argentina, per gettare rapidamente acqua sul fuoco.

Ma da una parte c’è l’ultimo leader filo americano del sub continente, Uribe, (che ha guidato l’azione in Ecuador contro il portavoce delle Farc grazie agli americani che hanno individuato la posizione del telefono satellitare) mentre dall’altra ci sono i due presidenti più anti americani della regione (Chavez e Correa). Tanto che si potrebbe pensare ad una “guerra per procura”, genere: visto che non possiamo attaccare Golia (Bush), attacchiamo il suo alleato.
Critica, come sottolineava da Parigi Kouchner, la situazione dei 39 ostaggi “politici” sequestrati dalle Farc.

All’interno dell’organizzazione Reyes, braccio destro di “Tirofijo” Marulanda, suo probabile successore e marito di una delle sue figlie, era considerato un moderato. E con Chavez e Sarkozy stava cercando di ottenere in cambio della vita di Ingrid un riconoscimento diplomatico internazionale. E’ possibile che avrebbe alla fine ceduto il prezioso ostaggio a cambio di una promessa dell’Eliseo: quella di convincere l’Unione Europea a depennare le sue Farc dalla lista nere dei gruppi terroristi. Ribatte la Colombia: da molto tempo non ci sono prove di vita del leader delle Farc, ossia di Marulanda, e uccidendo Reyes forse “abbiamo addirittura fatto fuori il capo”, come pensare che l’azione non fosse “assolutamente necessaria” nella “guerra civile” che da mezzo secolo oppone i governi di Bogotà all’ultima formazione guerrigliera dell’America Latina.